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MORTE DEL FETO IN GRAVIDANZA A TERMINE COMPLICATA DA OLIGOANIDRAMNIOS

La complicanza di oligoanidramnios, che sta ad indicare l’assenza assoluta o quasi di liquido amniotico, viene correlata dalla letteratura scientifica ad un rischio ipossico del feto.

In tali ipotesi, le linee guida elaborate dalla comunità scientifica prevedono che dovrebbe darsi luogo alle procedure di ricovero e di induzione del travaglio di parto senza ulteriori valutazioni cliniche del singolo caso.

La sig.ra Caia, trentenne, di 40 settimane + 4 gg., recatasi presso una nota struttura pubblica romana, eseguiva un controllo cardiotocografico e al controllo ecografico veniva rilevata la presenza di anidramnios.

Veniva, quindi, inviata al Pronto Soccorso dove i sanitari ivi presenti, nonostante tale referto, la dimettevano inspiegabilmente rimandandola all’indomani per controllo.

Il giorno successivo Caia si recava nuovamente presso il Pronto Soccorso del predetto Ospedale e, dopo i controlli, si conferma Oligoanidramnios.

Caia veniva, quindi, ricoverata presso l’unità di Ostetricia dove, nonostante la complicanza di oligoanidramnios, veniva prescritta nuova cardiotocografia solamente per la serata e in tale lasso di tempo non fu mai visitata né da un medico né da un’ostetrica.

Il benessere fetale e l’attività contrattile non vennero monitorati per ben 8 ore, solo in serata a Caia fu effettuato il monitoraggio e al controllo ecografico il battito cardiaco del feto era assente.

Si decise, dunque, di effettuare il parto cesareo e fu, purtroppo, estratto un feto morto per ipossia.

Dopo l’acquisizione di una perizia medico-legale che ha confermato la fattibilità di una causa, si è richiesto alla struttura sanitaria il risarcimento dei danni per i familiari del neonato morto, contestando diversi profili di responsabilità:

  • Innanzitutto, la sig.ra Caia non veniva adeguatamente informata né sui rischi di un omesso monitoraggio cardiotocografico in continua, né veniva lei offerta la possibilità di scegliere se gestire il suo caso specifico con l’attesa ovvero dare corso all’induzione a travaglio e/o al parto cesareo. I sanitari, infatti, senza alcuna informazione a riguardo, decisero unilateralmente di gestire il caso con l’attesa e senza neanche predisporre un monitoraggio in continua.
  • In secondo luogo, si contesta la violazione delle linee guida e la grave condotta omissiva dei sanitari che invece di indurre subito il travaglio di parto e di tenere sotto costante monitoraggio il feto trascurarono la paziente per ben otto ore, consentendo al feto di morire per ipossia.
 
Per i genitori del feto morto è stato richiesto il risarcimento del danno patrimoniale e non patrimoniale.
Per i nonni, materni e paterni, del feto morto è stato richiesto il risarcimento del danno non patrimoniale.

Se anche tu pensi di essere stato vittima di malasanità e intendi chiedere un giusto risarcimento…

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