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Velocizzare il risarcimento danni: la consulenza tecnica preventiva

Hai subito un danno e devi essere risarcito ma sei sfiduciato perché i tempi della giustizia sono biblici? Scopri, in questo articolo, il primo dei due strumenti che può velocizzare il tuo risarcimento.

È vero, i tempi della giustizia sono lunghissimi. Considera che il Consiglio Nazionale Forense a gennaio del 2014 ha rilevato che negli ultimi 7 anni la durata media dei processi ordinari in primo e secondo grado è aumentata di circa 2 anni (da 5,7 anni nel 2005 a 7,4 nel 2011). E la tendenza è quella di un continuo aumento.

Non solo. Anche i costi di accesso alla giustizia (il cosiddetto Contributo Unificato, una sorta di marca da bollo acquistabile in tabaccheria) sono lievitati del 55,62% per il primo grado, del 119,15% in appello e del 182,67% in Cassazione.

Intraprendere oggi una causa “ordinaria” per ottenere il risarcimento di un danno vuol dire dover attendere parecchio tempo e spendere più soldi.

È necessario, quindi, che noi avvocati troviamo il modo di aggirare le inefficienze e le lungaggini del sistema giudiziario e utilizziamo degli strumenti alternativi che consentono ai nostri assistiti di ottenere un buon risultato in tempi più rapidi.

L’avvocato attento, che ha girato e rigirato le pagine del codice di procedura civile, sa che, nell’ambito della responsabilità sanitaria, può utilizzare due strumenti che fanno proprio al caso suo e dei suoi clienti; due procedimenti “speciali” che per loro natura e struttura possono far risparmiare moltissimo tempo e anche denaro.

Il primo strumento prende il nome di “Consulenza tecnica preventiva ai fini della composizione della lite” ed è disciplinato sostanzialmente dall’art. 696-bis del codice di procedura civile.

Il secondo strumento prende il nome di “Procedimento sommario di cognizione” ed è disciplinato dall’art. 702-bis e seguenti del codice di procedura civile.

In questo articolo ti parlerò solo del primo.

Hai letto le statistiche che ti ho riportato sopra, quindi hai preso consapevolezza di quanto sono lunghi mediamente i processi giudiziari.

Ora, per farti comprendere come l’istituto processuale, di cui ti parlerò a momenti, può rappresentare una notevole chiave di svolta per il danneggiato in termini di effettività e velocità del risarcimento, è necessario che io faccia un breve cenno a come è strutturato un normale processo.

Ebbene, un processo si instaura normalmente con la notifica, da parte del danneggiato, di un atto di citazione alla parte danneggiante.

La prima udienza viene fissata non prima di 90 giorni dalla notifica e a questa udienza le parti generalmente richiedono al Giudice dei termini per poter scrivere ulteriori memorie difensive e indicare i mezzi di prova di cui intendono avvalersi (generalmente tali mezzi di prova sono: l’interrogatorio della controparte, la testimonianza di persone informate dei fatti e la consulenza tecnica).

Viene quindi fissata una seconda udienza affinché il Giudice decida quali mezzi di prova ammettere tra quelli richiesti dalle parti.

La causa viene quindi rinviata ad una terza udienza per acquisire i predetti mezzi di prova: si ascolteranno, quindi, i testimoni (in una unica udienza se non sono troppi) e verrà incaricato un consulente per fare una relazione tecnica sui fatti di causa (generalmente il consulente da quando assume l’incarico impiega dai 90 ai 120 giorni per il deposito della relazione).

Una volta terminata la fase istruttoria (quella di acquisizione delle prove) la causa sarà rinviata ancora per la precisazione delle conclusioni e quindi trattenuta dal Giudice in decisione con ulteriori termini complessivi di 80 giorni per dare la possibilità agli avvocati di scrivere le ultime due comparse difensive.

Infine, il Giudice emetterà la sentenza.

Sappi che, mediamente, ogni volta che una causa viene rinviata alla successiva udienza trascorrono non meno di 4/6 mesi!

Questo è l’iter classico, semplificato al massimo e senza “intoppi”. Quindi hai capito che per avere la sentenza si va da un anno e mezzo ai tre anni buoni!

Ecco, quindi, che lo strumento della consulenza tecnica preventiva può rivelarsi una chiave di svolta per il danneggiato.

La consulenza tecnica preventiva, introdotta con la riforma del processo civile del 2006, è stata concepita come un meccanismo processuale conciliativo che si inserisce nell’ambito del sistema delle c.d. ADR (Alternative Dispute Resolution – Risoluzione Alternativa delle Controversie), idonea, secondo l’intento del Legislatore, a ridurre il carico delle cause giudiziarie e a permettere una più rapida risoluzioni dei conflitti tra le parti litiganti.

Questo strumento si basa sulla constatazione che nella concreta realtà dei processi, le parti litigano essenzialmente per questioni di fatto, per cui una volta che il fatto controverso è accertato, è possibile raggiungere una soluzione conciliativa della lite sulla quantificazione degli importi.

Nell’ambito della responsabilità sanitaria e medica, eccettuate ipotesi di danni particolari, il fatto controverso riguarda sempre la condotta del medico e, quindi, una volta accertato se vi sia stata violazione della diligenza ovvero se il medico versa in colpa (leggi qui), è molto probabile che le parti possano conciliare la lite senza instaurare un giudizio ordinario vero e proprio (con tutte le fasi e rinvii che ti ho descritto sopra).

Bisogna inoltre sottolineare che, nell’ambito della responsabilità sanitaria e medica, salvi casi particolari, tutta la fase istruttoria si risolve sostanzialmente con il ricorso alla consulenza tecnica.

Allora, perché fare tutto un giudizio ordinario per ottenere la stessa consulenza tecnica che può essere ottenuta prima di cominciare la lite?

Il procedimento viene introdotto con un ricorso depositato nella cancelleria del giudice competente, il quale fisserà subito l’udienza di conferimento dell’incarico al consulente nominato.

Il compito del consulente sarà quello di rispondere ai quesiti posti dal Giudice, di redigere una apposita relazione e di “tentare ove possibile, la conciliazione della lite”.

Quanto dura questo procedimento? 6 mesi circa, un bel risparmio di tempo, non credi? Ah, e costa la metà!

All’esito del lavoro “conciliativo” del consulente tecnico, possono prospettarsi sostanzialmente tre scenari:

  • il consulente nominato dal Giudice ritiene che vi sia responsabilità della struttura oppure del medico. La struttura o il medico, quindi, avendo la certezza che in un futuro giudizio perderanno la causa, saranno verosimilmente indotti a conciliare la lite. Trovato, quindi, l’accordo tra le parti, il giudice conferisce ufficiosità all’accordo raggiunto ed il verbale di conciliazione vale come titolo esecutivo, per l’eventuale esecuzione forzata, il tutto con il beneficio dell’esenzione dall’imposta di registro che normalmente si paga sui provvedimenti giudiziari;
  • il consulente nominato dal Giudice ritiene che NON vi sia responsabilità della struttura oppure del medico. Sarà a questo punto il presunto danneggiato ad evitare di instaurare una causa ordinaria sapendo che perderà;
  • può darsi anche il caso che, seppure il consulente nominato dal Giudice ha riscontrato la responsabilità della struttura oppure del medico, questi comunque non intendano conciliare la lite spontaneamente.

Per i primi due casi nulla da osservare, sono chiari.

Sul terzo caso, immagino starai pensando:

“scusi avvocato, ho fatto ricorso a questo strumento processuale, ho ottenuto velocemente una relazione che ha riscontrato la responsabilità della struttura oppure del medico, i responsabili non vogliono comunque risarcire i danni, e ora che ci faccio con la relazione?”

Il bello è che questa relazione non è stata fatta invano, infatti qualora la conciliazione non riesce, potrai richiedere al Giudice che la relazione depositata dal consulente sia acquisita agli atti del successivo giudizio di merito.

Ti sarai quindi, in ogni caso, già precostituito il mezzo di prova necessario al Giudice per decidere la causa, con notevole risparmio di tempo sui tempi classici.

Ma a ben guardare c’è anche un’altra alternativa.

Chi ti ha detto che devi per forza ricorrere ad un processo “normale” e non puoi intraprendere un giudizio speciale, più rapido? … ma di questo secondo strumento processuale te ne parlerò in un altro articolo.

Osservazioni conclusive

Hai compreso quanto lunghi siano i processi in Italia e quanto sia importante avere dalla propria parte un avvocato che sappia utilizzare tutti gli strumenti messi a disposizione dal sistema per farti conseguire in modo più veloce il risarcimento del danno subito.

Sappi anche che è necessario che l’avvocato studi bene il caso per capire se lo strumento della Consulenza tecnica preventiva può essere utilizzato con profitto. Talvolta, infatti, date le particolarità del caso concreto, l’unica strada profittevole è quella di agire con un processo ordinario.

Se sei stato vittima di un caso di malasanità, presentami il tuo caso ed ottieni velocemente il risarcimento che ti spetta. Alla prossima.

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